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sabato 19 novembre 2016

sabato 29 ottobre 2016

598 Giorni

Quando avevo 20 anni mi occupavo principalmente di montaggio e smontaggio dei miei motori due tempi per strappare un decimo di cavallo in più e magari uscire da quel tornante leggermente più veloce..

Avevo la libertà di scegliere cosa fare, di uscire coi miei amici oppure di starmene per i fatti miei.

Un sacco di sport, quasi una dipedenza psicofisica.
E la sensazione che avrei potuto fare tutto quello che volevo.

50 anni prima le cose non andarono così per i miei coetanei. Erano in guerra o forse peggio, prigionieri dei nazisti.
Questo accadde ad Attilio Iori.

 Dopo 4 anni di guerra, aveva 23 anni, fu imprigionato dai soldati tedeschi nei giorni che seguirono l'armistizio dell'8 Settembre 1943. Fu deportato verso i lager della Germania per essere sfruttato come lavoratore forzato e venne impiegato nelle fabbriche di produzione di motori aereonautici Daimler-Benz a Gensaghen, non lontano da Berlino.
Fu poi costretto a lavorare nell'oscurità di una gigantesca cava di gesso ad Obrigheim, vicino Neckarelz, dove la Daimler-Benz ed il regime nazista decisero di spostare la produzione di motori per proteggerla dai continui bombardamenti (progetto segreto dal nome in codice 'A8-Goldfisch').

Fu uno degli I.M.I., internato militare italiano.

 La sua storia, allo stesso tempo terribile, emozionante ed incredibile è giunta a noi attraverso un diario che scrisse in segreto e che riportò in Italia.



 I suoi scritti, conservati in una valigia di cartone, scoperti dal figlio Luigi anni dopo, sono tornati in Germania, hanno collaborato con il memoriale di Neckarelz e grazie al lavoro di sua nipote Alessia, sono diventati un bellissimo libro.



 La storia di tutto questo e come potere avere una copia del libro a questo link..


Io mi trovavo da quelle parti, con la mia macchina fotografica... 

Paesaggio nostrano